Archivio di febbraio 2011

GLI ANNI CINQUANTA

domenica 27 febbraio 2011

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Erano ancora gli anni del dopoguerra. Ubriachi di libertà. Di pace. Quando nelle strade e nei cortili si ballava lo swing di Natalino Otto e della fisarmonica di Gorni Kramer. Con la musica di Glenn Miller, Moonlight serenade, le sigarette Lucky Strike, arrivano le pin-up. Prima create dalle matite e dai pennelli di abili disegnatori. Poi, come fotografie da appendere al muro…in fondo è questo il significato letterale di pin-up. E calendari come quello di Norma Jeane, ancora non Marilyn Monroe, che vendette 8 milioni di copie.

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Nel 1953 nasce Playboy, con quelle playmate strabordanti del triplo paginone centrale. Equivalente biondo e americano di quello che in Italia furono definite le maggiorate. Silvana Mangano in pantaloncini e maglietta da mondina. Yvonne Sanson, Gina Lollobrigida e Sofia Loren in sottovesti di rasatello nero. Marisa Allasio e Rossana Podestà in magliette aderentissime. Sono gli anni in cui trionfano la linea curva. La forma morbida e arrotondata anche nel design. Basta pensare alla Vespa, alla Lambretta, alle meravigliose carrozzerie proposte da Pininfarina. In un’Italia che scopre il gusto della mobilità. La moda, che con l’affermazione di Christian Dior ha ritrovato il piacere della gonna abbondante e della vita sottile, propone forme a uovo, a boccia di rosa, a ombrello, sostenute da sottogonne che arricchiscono il volume. Perché non c’è piacere più grande dell’abbondanza, dopo le miserie della guerra.mangano

 

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vespa

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Immagini tratte da: Google Immagini

Autrice: Barbara Severgnini

COME SORELLE

giovedì 24 febbraio 2011

Complementari, inseparabili. Amiche per la pelle. Per Luisa Orsini e Antonine Peduzzi sarebbe impensabile lavorare senza il supporto dell’altra. Entrambe di origine italo-francese, si incontrano a Roma circa 7 anni fa durante un party a Villa Medici. La loro collaborazione comincia per caso, subito dopo la conclusione degli studi. La loro creatività si trasforma presto in un progetto importante: il marchio TL - 180 (T per Tine, diminutivo di Antonine, L per Luisa, 180 per la loro invidiabile altezza), specializzato in borse ispirate a quelle degli operai americani degli anni 40, che già spopolano, a poco più di due anni dal debutto, in fashion store come la famosa boutique parigina Maria Luisa o Ron Herman di Tokyo. Ispirate dallo “street life” e dall’artista Anselm Kiefer, quando Tine e Luisa creano partono dalla massima “distruggere per ricostruire”. Lavorano sulla materia, puntando l’attenzione sui tessuti e sulle molteplici possibilità di alterarli. Così pelli pregiate subiscono trattamenti che le rendono apparentemente più grezze.

Per la primavera estate 2011, Luisa e Tine hanno creato borse e pochette preziose ed innovative. Dalle forme insolite. Grandi e piccole. In argento. Tela. Vernice o cuoio. Il risultato sono accessori unici e originali. Come la maxi borsa bianca con manici e tracolla o la pochette-lavagna, una borsa dotata di gessetto per scriverci sopra messaggi, promemoria, pensieri, stati d’animo. Proprio come ai tempi della scuola, in un attimo tutto può essere cancellato. E il gioco ricomincia con nuovi messaggi, promemoria, pensieri, stati d’animo. Proposta in due versioni, grande a 170 euro e piccola a 140 euro, è la borsa perfetta per tutte le nostalgiche, che con un pizzico di malinconia ricordano gli anni trascorsi tra i banchi di scuola. Le risate con gli amici. Le sudate durante l’ora di educazione fisica. Le litigate con i prof. E soprattutto…le interrogazioni alla lavagna!

 

Immagini tratte da: http://www.tl-180.com

Autrice: Barbara Severgnini

UN VIAGGIO A MARRAKECH

lunedì 21 febbraio 2011

Ci si illude che l’infatuazione passi, prima o poi. Che qualcosa spezzi l’incantesimo che ti incatena al suo fascino. Invece, tutte le volte che la luce abbagliante di Marrakech ti accarezza, tu ci ricaschi. E continui a tornarci. Qualcuno sostiene che si tratti, semplicemente, di amour fou. Che questo fosse un posto un po’ speciale lo aveva già scoperto Yves Saint Laurent, che dalla sua villa Dar es-Saada, la casa della felicità, disegnava abiti fiabeschi: “Adoro la sensazione di mistero che pervade questo luogo. Per me Marrakech è la Venezia del Marocco”, diceva a chi gli chiedeva perché aveva scelto di viverci giurandole amore eterno. La novità è che oggi il sole incandescente della città incanta tutto il mondo. Con i suoi mercati. Le moschee e i palmeti. I palazzi dei sultani e i vecchi quartieri coloniali.

A Marrakech e ai colori caldi del deserto è dedicata una delle linee più belle della collezione primavera estate di Gucci. Modelli senza tempo. Lineari. Puliti. Senza nessun fronzolo o decorazione, ma con pochi dettagli inconfondibili: le rifiniture in metallo color oro chiaro, le nappine, le chiusure a morsetto, le tracolline intrecciate. Borse e pochette dal mood vintage, dal taglio classico e bon ton, realizzate in pelle, pitone o nel classico tessuto con la doppia G. Per donne di oggi, moderne, intraprendenti, creative, che si distinguono per eleganza e semplicità. Sempre di corsa tra un appuntamento d’affari e una cena romantica. Donne che scelgono la hobo media “Marrakech” color cuoio, con finiture in pelle intrecciate, nappe e il logo del fondatore Guccio Gucci in metallo oppure la borsa a tracolla media “Marrakech”, arricchita al centro da una cinghietta verticale che termina con un fantastico decoro, costituito da due portachiavi frangiati, caratterizzati da due medagliette in metallo dorato su cui è impressa la G di Gucci. Qualcuno può definirle troppo semplici, discrete. Eppure è proprio grazie a questa loro caratteristica che acquisiscono un’allure e un fascino senza tempo. Per essere indossate oggi. Domani. Per sempre.

 

Immagini tratte da: www.gucci.it

Autrice: Barbara Severgnini

CUIR ART DECO

giovedì 17 febbraio 2011

I rapporti tra moda e arte sono stretti già da tempo, così come da tempo è noto l’amore degli stilisti per correnti pittoriche o singoli nomi, forte al punto da ispirare collezioni intere. Per la primavera estate 2011, Marc Jacobs, direttore creativo di Louis Vuitton, ha attinto all’Art Déco, la corrente artistica novecentesca nata a Parigi e diffusasi in tutta Europa. Tutta la collezione, andata in scena lo scorso inverno, è stata un trionfo di particolarità e ricercatezza. Innovazione ed eccentricità. Stravaganza e mistero. Il futuro si racchiude in piccoli esemplari di pelletteria sapientemente lavorata a mano. Tra abiti di alta classe e scarpe animal instict sono andate in scena le pochette. Borse dai colori intensi. Texture brillanti. Applicazioni luccicanti.

La Cuir Art Déco è una delle linee più apprezzate per la bella stagione, protagonista anche della campagna pubblicitaria di Steven Meisel. La serie propone due tipi di modelli: la Baguette e la Trapèze, che si differenziano per forma e colore. Si va dal terra al porpora, dal rosa antico al prugna, fino a tonalità più accese come l’azzurro e l’arancione. Forti e decise, le nuances si mixano tra di loro, libere l’una con l’altra, in una perfetta contrapposizione. Entrambe realizzate in pelle di vitello, sono chiuse dal caratteristico S-lock in ottone dorato, tipico dei bauli della Maison. Da indossare con look abbaglianti, easy e bon ton. Peccato che il prezzo sia davvero alto. E poco importa che siano prodotte in numero minore e riservate ad una clientela più selezionata. Ma spendere 2522 e 2370 euro per due pochette mi sembra davvero un’esagerazione!

 

Immagini da: www.louisvuitton.com  

Autrice: Barbara Severgnini

RIHANNA: IN O OUT?

martedì 15 febbraio 2011

Questa è la triste storia di Rihanna, ragazza bellissima e garbatamente esotica che voleva diventare una cantante di successo. A soli ventidue anni è riuscita a conquistare traguardi altissimi, vincendo tra gli altri premi, tre “American Music Awards”, 23 “Barbados Music Awards”, tre “Grammy”, “European Music Awards” come cantante femminile dell’anno. Il guaio è che essendo alta, sottile, con le curve giuste e l’ossatura elegante, al punto che ha posato anche per servizi fotografici d’alta moda, è diventata la beniamina degli stilisti, i quali hanno impazzato su di lei, proponendole abiti, look, acconciature di ogni genere.

Così è passata dai capelli lunghi e lisci a quelli di media lunghezza con onde a schiaffo. Dal genere anni Trenta a quello futuristico da cyborg. Dai tagli corti e sfilati alla testolina bionda. Dal ciuffo corvino alla chioma fiammeggiante. Tutti i colori. Tutte le lunghezze d’abito. Le spalline da generale. Gli occhialoni neri. Il giubbotto da rapper. La gonna da debuttante. Gli shorts da bomba del sesso. Più che uno stile un vero banco di prova per tutti gli stili. Tipico e infelice caso di vittima degli stilisti. Eppure nel 2008 è stata eletta “fashion icon of the year”, per il suo stile molto personale, cool e raffinato. Voi cosa ne pensate? In o out?

 

Autrice: Barbara Severgnini

THE LITTLE BLACK DRESS

sabato 12 febbraio 2011

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Ha qualcosa della tonaca, del grembiule da lavoro, della sottoveste. Ma è più sexy. Più chic. Più couture. Di seta, velluto, pizzo o chiffon. Gotico, romantico, grafico o audace. È il 1926 quando Coco Chanel crea la petite robe noir, il tubino nero. Con l’orlo di poco oltre il ginocchio. Le maniche lunghe. La gonna a pieghe. Nessun ricamo. Nessun bottone o nastro. Semplice e perfetto. Più di ottant’anni sono passati d’allora, ma il little black dress è diventato in assoluto uno dei capi che tutte le donne devono assolutamente avere nel guardaroba. Simbolo di un’eleganza mai prepotente, non importa che sia di H&M o Givenchy. Vintage o di Yves Saint Laurent. L’importante è che vi calzi a pennello. E quando vi capiterà tra le mani quello giusto, non badate al costo. Il prezzo è una cosa immateriale, che potete sempre giustificare ricorrendo alle regole della matematica del fashion: prezzo diviso numero delle volte in cui lo indosserete uguale zero. Sì perché lui sarà sempre lì ogni volta che ne avrete bisogno, di decennio in decennio. Una cena di lavoro. Un cocktail party. Un invito galante. Vestita di nero una donna appare imprevedibile. Insondabile. Vedova o vamp. Severa o sfrontata. Santa o strega. In una sola parola: fatale.

 

 

Autrice: Barbara Severgnini

UN TRIPUDIO DI FIORI

mercoledì 9 febbraio 2011

 

Dopo 45 anni come stilista del proprio impero di moda, l’azienda di Valentino è ora guidata da Maria Grazia Chiuri e Pier Paolo Piccioli. Attraverso le loro abili mani l’eredità del grande maestro rimane intatta. Ineguagliabile per il suo design di lusso. Moderna e sensuale, attraverso le innovative sperimentazioni, ma sempre alla moda. La Floral-appliqué satin clutch fa parte della nuova collezione primavera estate 2011. Dal design minimal e molto semplice, è decorata da tanti fiori bianchi e delicati, che si posano come farfalle l’una vicino all’altra. Chiusa da una semplice clip, la borsa è foderata all’interno in raso color bronzo, mentre nella parte superiore è decorata da una placchetta argentata, tempestata di luminosissimo cristalli Swarovski. Eterea. Delicata. Romantica. Ideale nelle fresche serate primaverili, aspettando l’arrivo dell’estate, del caldo e dell’azzurro del mare. Per essere almeno con la mente nel posto dei nostri sogni.

Sempre firmata Valentino Garavani è la linea Flowerland. Perfetto mix di eleganza e praticità, che vede protagoniste assolute romantiche rose rosse. Per scarpe, borse, portacellulari, portafogli, borselli e pochette in taffetà, nylon e pvc, impreziosite da fiocchi, dettagli in lacca nera e accessori metallici rifiniti in platino. Allegra, colorata, vivace. Da regalare o da farsi regalare al posto del tradizionale mazzo di fiori. Magari proprio il giorno di San Valentino!

 

Immagini tratte da: www.net-a-porter.com e www.valentino.com

Autrice: Barbara Severgnini

DESI BAG

domenica 6 febbraio 2011

L’evoluzione contemporanea di un look femminile. Graffiante. Cosmopolita. Per un modo di vestire disinvolto e personale, che non rinuncia ad un’ironica seduzione. Libertà di essere. Libertà di sperimentare. Libertà di scegliere. Queste le parole chiave del modo di essere Blumarine per la prossima primavera estate. Per una donna dalla forte personalità, ma desiderosa di sognare e di sapersi stupire delle piccole cose. Desi Bag è l’ultima nata in casa Blumarine Accessori e si appresta a diventare un vero e proprio successo. È una sacca a spalla morbida. Dall’aspetto lussuoso e trendy. Disponibile in nappa e pelle scamosciata. Realizzata in numerose varianti colore: dal verde al turchese, dal ciclamino al corallo, fino a tonalità più soft come l’avorio, il beige e il marrone. Il glamour di Desi è dato dalle applicazioni in metallo, a forma di margherita, e dalle numerose frange che le attribuiscono una personalità grintosa. Per donne forti. Di polso. Libere, ma soprattutto vere.

 

Immagini tratte da: www.blumarine.com

Autrice: Barbara Severgnini

LA SPEEDY DI LOUIS VUITTON

mercoledì 2 febbraio 2011

A ciascuno il suo, diceva Leonardo Sciascia. Che, tradotto nel linguaggio fashion, potrebbe suonare come qualcosa del tipo: a ogni donna la sua bag da sogno. Quando è ora di comprare la borsa con la B maiuscola, c’è solo una cosa da fare: ascoltare il cuore. Quel leggero battito che all’improvviso diventa sempre più veloce, fino a trasformarsi in un brivido di eccitazione. Sarà capitato a miliardi di donne quando hanno acquistato la loro prima it-bag. A me è successo con la Speedy di Louis Vuitton. Sul mercato dal 1933, la Speedy rimane il pezzo più rappresentativo della casa di moda francese, amata da star come Audrey Hepburn e Sophia Loren. La versione classica presenta il tipico monogramma, la L e la V intersecate fra loro, ma la si trova anche in pelle liscia o damier. Data la sua forma, spesso viene definita “la borsa del dottore”. È disponibile in quattro formati: la Speedy 25 (25x19), la Speedy 30 (30x21), di gran lunga la più popolare, la Speedy 35 (35x23) e la Speedy 40 (40x25).

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Secondo la rilevazione contenuta nel report “European luxury goods at a crossroads” di Bernstein Research, il bauletto Speedy 30 della Louis Vuitton costa 418 euro in Svezia, il minimo, e 665 euro in Giappone, il massimo. In Italia, questo modello ha un prezzo di 465, come in Germania, mentre in Russia si paga 553 euro. Dato i prezzi e la popolarità, i prodotti Louis Vuitton sono quelli più contraffatti. Voi, però, non lasciatevi ingannare. Fate attenzione ai dettagli, ma soprattutto siate scaltre. Su una LV autentica, le due iniziali non sono mai tagliate. I colori sono intensi. La minuterie metallica pesante. Perlopiù basta osservare la qualità della pelle…o la cifra sullo scontrino emesso dalla boutique!

 

Immagini tratte da: www.myluxury.biz e www.louisvuitton.com

Autrice: Barbara Severgnini