
Da quando ho letto la notizia che Lvmh detiene il 17,1% del capitale della concorrente Hermès, “Perché?” è la domanda che mi faccio più spesso in questi giorni. Perché investire 1,45 miliardi di euro se non si intende lanciare nessuna OPA né tantomeno prendere il controllo della maggioranza? Solo per il bene della famiglia e della Francia? Pare proprio di sì, almeno a quanto ha dichiarato monsieur Bernard Arnault, presidente del gruppo Louis Vuitton Moet Hennessy: “Non intendo rilevare la maggioranza, non intendo chiedere un posto nel consiglio di amministrazione, non intendo contestare le strategie della famiglia Dumas e del management: voglio aiutare la famiglia e la Francia a proteggere il valore incontestabile di un marchio-icona”. A questa improvvisa bontà non crede, però, nessuno. Non ci credono gli analisti. E soprattutto non ci crede Hermès. Che alla notizia ha diffuso un comunicato per ribadire che la famiglia (la quale controlla il 72% circa del capitale) non ha alcuna intenzione di vendere e che la struttura societaria del gruppo (un’accomandita per azioni) è tale da impedire una scalata. Posizione ribadita, con maggior forza, dopo una riunione del consiglio di gestione e del consiglio di sorveglianza che sono sembrati veri e propri vertici di guerra. “Gli incontri - si legge nella nota diffusa da Hermès - si sono svolti in seguito a movimenti non sollecitati sul capitale e si sono conclusi con la conferma da parte della famiglia della sua totale unità e dell’unanime volontà di conservare il controllo del gruppo nel lungo periodo”.

Staremo a vedere, anche se qualcuno sull’unità della famiglia storce il naso. Dopo appena cinque mesi dalla scomparsa di Jean-Louis Dumas, artefice della quotazione in Borsa e del balzo nell’Olimpo della griffe, qualche crepa tra i 50-60 eredi sembra essersi aperta. Ipotizziamo come dicono i comunicati ufficiali che Lvmh non ha acquistato le azioni dalla famiglia Hermès, come mai allora le ha pagate mediamente 80,50 euro l’una, quando oggi costano circa 176 euro? 80,50 euro era, infatti, la quotazione di un anno e mezzo fa, più precisamente del marzo 2009. A questo punto le opzioni sono due: o l’uomo più ricco di Francia, settimo a livello mondiale secondo la rivista americana Forbes, zitto zitto, da anni rastrella in Borsa piccoli quantitativi dell’azienda concorrente, oppure qualcuno degli eredi della famiglia Dumas ha ceduto la propria quota. Alternative non ce ne sono. Punto.


In questa intricata vicenda, però, i misteri non finiscono qui. Ha spiegato Patrick Albaladejo, vicedirettore generale responsabile dello sviluppo strategico e dell’immagine di Hermès: “Ci sono le regole di mercato sul superamento delle soglie, ma c’è anche lo statuto di Hermès, che impone agli azionisti di palesarsi quando superano una determinata quota. E da Lvmh non abbiamo mai avuto alcuna comunicazione”. Se, quindi, Bernard Arnault comprava azioni Hermès da anni, ha utilizzato un articolato sistema di portage per fare in modo che nessun pacchetto fosse superiore al 5%, soglia oltre la quale il possesso di titoli va comunicato all’Authority di controllo dei mercati finanziari (Amf). Avvertendo Hermès della quota in suo possesso solo pochi giorni fa. Secondo Luca Solca, analista di Sanford C. Bernstein a Londra non si fanno simili operazioni in Francia senza che “i grandi palazzi e l’establishment” ne siano informati. In sostanza, aggiunge Solca, un numero così grande di azioni con uno sconto così significativo non sarebbe altrimenti possibile. Quel che è certo è che la grande battaglia del lusso è cominciata. Non mancheranno sorprese né colpi di scena. Non ci resta che attendere le prossime mosse!


Fonte: Paola Bottelli del Sole 24 ore
Immagini tratte da: www.modaemodi.org; berlin.unlike.net; www.leiweb.it; www.fashionphile.com; www.timebooth.com; www.luxuo.com; www.thetechherald.com
Autrice: Barbara Severgnini