TRA BERLINO E PARIGI

4 gennaio 2012

 

I rapporti tra moda e arte sono stretti già da tempo, così come da tempo è nota la fascinazione degli stilisti per correnti pittoriche o singoli nomi, forte al punto da ispirare collezioni intere. Quando un anno e mezzo fa Delphine Arnault, figlia di Bernard, patron di LVMH, si è innamorata delle opere di Anselm Reyle, artista tedesco di Tubinga, lo ha immediatamente chiamato a Parigi per disegnare una linea di accessori, disponibile nelle boutique Dior dal 9 gennaio, in Italia solo a Milano e Roma. Pezzi unici. In limited edition. Caratterizzati da colori pop, specchi rotti e linee oblique. L’iconica borsetta Lady Dior si veste di giallo elettrico o nero asfalto e la sua celebre impuntura cannage è storta. I bauletti hanno un’inedita livrea army-glitter. Le pochette si accendono di riflessi metallizzati. Gli smalti sono al neon. Gli ombretti e le scarpe camouflage. Una capsule inedita. Nata tra Parigi e Berlino. Tra i barattoli di vernice allineati e i salottini di Avenue Montaigne. Da indossare una volta e collezionare per sempre!

 

 

Immagini tratte da: www.dior.com

Autrice: Barbara Severgnini

AFRICA BY CARMINA

2 gennaio 2012

“Not charity, just work”. È il grido di battaglia, ma una battaglia bella, condotta a colpi di macchina per cucire, cotone colorato, ricami, ingaggiata da Carmina Campus per l’Africa. Quello che Ilaria Venturini Fendi, anima di quello che, più che un semplice brand di borse, è un progetto creativo fondato sul riuso dei materiali, ha sottoscritto è un impegno serio, continuo, tosto. Da qui è partita diverse stagioni fa la collaborazione con l’International Trade Centre, agenzia dell’Onu e dell’Organizzazione mondiale del commercio, che vanta un corposo programma di iniziative di moda etica. L’idea di Ilaria di trasportare in Africa il suo know how, per promuovere il lavoro di tante donne micro produttrici che vivono in condizioni di marginalità, e di coinvolgere il concept store milanese 10 Corso Como, è scaturita come conseguenza. Lei ci ha messo tutto quello che sa sulla produzione di borse glam & fair. 10 Corso Como ha portato scampoli di tele, avanzi di pelle delle concerie, ritagli di stoffe. Risultato, una capsule collection di bisacce, tascapane, shopper ricavate da coperte militari, altrimenti “rifiutate”, 100 per cento made in Africa. Ognuna è diversa dall’altra, come le tante donne che, in quelle borse, ripongono una speranza di futuro.

 

 

Immagini tratte da: www.carminacampus.com

PIOVONO PIETRE

28 dicembre 2011

Piccole, ma grandiose. Le pochette che sembrano fatte di pepite incarnano la definizione della “statement bag”, quella che è una vera e propria dichiarazione di stile. Oggetti per chi ama sorprendere. Essere sopra le righe. Giocare con l’eccesso senza cadere nello stucchevole. Più ridotta è la superficie disponibile, maggiore sarà la quantità di ricami, pietre e cristalli raggruppati l’uno sull’altro. È la regola delle minaudière da sera, e quella di Louis Vuitton rappresenta un ottimo esempio. La Trésor Mira fa parte della collezione Evening Bag della Pre-Fall 2011. Ricoperta di cristalli acidati, applicati a mano, e con chiusura in malachite è un vero e proprio gioiello. Da portare con disinvoltura. A spalla, grazie alla comoda tracolla metallica. O tra le mani. Ignare del costo…di 7900 euro!

Adatta a tutti gli stili e a tutte le personalità, Chameleon, la nuova pochette di razza con pietre semipreziose di Fendi, è già da hit. Bianca Brandolini d’Adda. Delfina Delettrez Fendi. Fiammetta Cicogna. Ginevra Elkann. Ambra Medda. Sono solo alcune delle fashion icons che hanno deciso di sfoggiarla agli ultimi eventi mondani. Per chi volesse cimentarsi, una regola: sono per la gran sera, ma il modo migliore per portarle è con i pezzi più facili. Come dire, jeans, t-shirt e una borsina da red carpet. Per un fine anno di spessore.

 

 

Immagini tratte da: www.fendi.com e www.louisvuitton.com

Autrice: Barbara Severgnini

XMAS

25 dicembre 2011

Siete pronti per “l’altro” Natale? Quello dove l’abete non troneggia verdissimo in soggiorno, ma si tramuta in un alberello magrolino e un po’ sbilenco. Dove civette e gatti neri sempre all’erta prendono il posto del labrador sornione accucciato davanti al camino. E la favola della Notte Santa ha i toni vittoriani tanto amati da Dickens. Insomma, una festa stile Nightmare before Christmas, il film di Tim Burton che ha sottratto molta della stucchevole frenesia al 25 dicembre. E meno male: perché, in cambio, gli ha regalato un brivido di autentica umanità, un lampo di immaginazione. E allora, Orribile Natale a tutti: visionario, eccessivo, poetico!

 

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DIOR TIME

22 dicembre 2011

Tra le qualità di monsieur Dior c’era una lungimiranza negli affari impensabile in quegli anni. Era sì un artista, ma anche un businessman. Il primo a sfruttare le licenze. A creare collezioni e cartamodelli per i department store statunitensi. Ad affidare parti della sua collezione ai talenti più promettenti. È su questa scia che il marchio nel 1975 (a 18 anni dalla sua scomparsa) ha creato, di nuovo per primo, una linea di orologeria. Tutto questo si ritrova nell’ultimo nato, Dior VIII, omaggio a tutto ciò che il maestro amava. Numero 8 compreso. Come l’arrondissement del suo atelier. Il giorno di ottobre del 1947 in cui ha fondato la maison. Il nome della sua prima collezione. Il civico della boutique di orologeria in place Vendôme. Quando si dice il destino.

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CARATTERISTICHE:

•  Il movimento è al quarzo. Gli indicatori delle ore a forma di diamante allungato. Unica eccezione, quello inserito alle ore otto: in questo caso sono state usate le cifre romane che richiamano il nome del modello.
•  Water resistant fino a 50 m di profondità, è stato realizzato in Svizzera nei laboratori creati del marchio. Una finestra di vetro zaffiro sul retro lascia a vista il meccanismo.
•  I motivi piramidali di ceramica high-tech, incastonati sul bracciale e sulla corona d’acciaio inossidabile, richiamano le geometrie della silhouette ideata dal sarto per la sua prima collezione (spalle e gonna enfatizzate, punto vita strizzato).

 

 

Immagini tratte da: www.dior.com

SECONDA GIOVINEZZA

20 dicembre 2011

Quando nel 2009, in piena crisi economica, Veronique Branquinho chiuse il proprio marchio, perfetta incarnazione della moda essenziale e ricercata della scuola belga, si temette la perdita di una delle voci più interessanti dell’ambiente. Nel giro di pochi mesi però, dalla cocente delusione, la stilista passò alla posizione di direttore creativo di Delvaux, l’azienda di borse (belga come lei) fondata nel 1829, emblema del lusso senza tempo. Un marchio che non ha testimonial, loghi, modelli di punta, dove si lavora solo con il meglio in fatto di materiali e lavorazioni. Gli standard qualitativi sono infatti altissimi, tanto che la collaborazione con Yves Saint Laurent negli anni Settanta sfumò proprio per i costi eccessivi. Veronique si mette subito al lavoro sull’archivio. Sa che tutto quello che serve è lì (i modelli sono catalogati in un albo d’oro dagli anni Trenta sino a oggi). Sceglie il periodo tra gli anni Cinquanta e gli Ottanta. Modifica e attualizza quei pezzi. È solo questione di tempo prima che la Delvaux-mania si diffonda di nuovo. Nulla di estremo. Il marchio nasce e resta di nicchia. Diventa però l’esempio di come il lusso dovrebbe essere oggi: vero, non urlato. Tutto il resto passa.

 

 

 

 

 

Immagini tratte da: www.delvaux.be

MONOGRAM…MON AMOUR

16 dicembre 2011

Ci voleva una testimonial come Inès de la Fressange per dare la spinta finale alle stampe con i loghi, rendendoli di nuovo elementi di stile a sé stanti, e non più solo un’alternativa meno cara ad altri materiali. È bastato che Inès, ambasciatrice di Roger Vivier, creasse insieme con Bruno Frisoni, direttore creativo della Maison, una borsa con il suo personale monogramma per far sì che quelle combinazioni di lettere diventassero ricercate e molto desiderabili. Nata come regalo per il ventesimo anniversario di Suzy Menkes (nota giornalista di moda) all’International Herald Tribune, la Cut Up bag è diventata nel giro di poco tempo un vero e proprio cult. Disponibile in tre differenti colori, è caratterizzata da due emblemi della casa di moda francese: la tracolla a catenella e la grossa fibbia in metallo. Il resto, lo deciderete voi. Il colore. I caratteri. I simboli. I messaggi che volete scriverci sopra. La Cut up bag non è, però, un caso isolato. Sigle e simboli sono tornati di moda. Ed è sufficiente osservare quanto oggi Fendi, Gucci e Coccinelle le usino, o come Marc Jacobs abbia rivoluzionato il Monogram Vuitton, per capire quale sia il loro potenziale. Tutto da sfruttare.

 

 

 

Autrice: Barbara Severgnini

LE STREGHE SON TORNATE

13 dicembre 2011

Si fa presto a dire che il nero sfina. Che è il colore buono per ogni occasione/stagione. Si fa presto, ma si commette un errore grossolano. Prima è meglio indagare sul perché una tribù di donne di ogni latitudine adotta la divisa di Mortisia. E chiedersi, per esempio, come mai sembrano tutte uscite da un film sui vampiri. Si potrebbe scoprire, infatti, che proprio le icone di Dracula, sempre in nero opaco o paillettato, spopolano su Internet, You Tube e al cinema. Fanno incetta di premi e rendono un sacco di quattrini. È il fenomeno Twilight, la saga record di cui sono protagonisti vampiri belli e patinati, che piaccia o no, dettano legge. E, che piaccia o no, dettano legge anche nel look delle star. Le blackhaolic del XXI secolo usano vestiti in bilico tra gli stili Halloween e party-dark. E pazienza se non dona proprio a tutte. Se alcune sconfinano nello stile “tamarra made in Transilvania”. O coatta da fumetto dark. Le “streghette” del 2011 da clonare sono quelle che puntano su fascino e mistero. E per piacere: non parlatemi di effetto funerale!

MISS DIOR

10 dicembre 2011

1947: la Maison Dior presenta la sua prima collezione di abiti e il suo primo profumo chiamato “Miss Dior”. Due anni dopo, durante la collezione Haute Couture primavera/estate, Christian Dior declinò il profumo in un abito da cocktail, interamente ricamato di fiori di seta. In perfetto stile anni Cinquanta, qualche anno fa, ecco arrivare le décolletées in pelle d’agnello, in satin o in pelli esotiche. 2011: nasce la borsa Miss Dior. Elegante con la chiusura di metallo. Ricercata nei dettagli. In pelle, coccodrillo o pitone. Da portare a spalla o a tracolla o, ancora, a mano, inserendo la catena all’interno e usandola come pochette. Un nuovo classico subito indossato dalle star e dal fashion system. Ogni pezzo è confezionato a mano e richiede più di un giorno di lavoro. Perfetta night & day e per tutte le stagioni, questa borsa rende omaggio alla tradizione “Miss Dior”, ormai icona di uno stile sinonimo di eleganza.

 

 

 

Immagini tratte da: www.dior.com

UNA SCIA DI LUCE

7 dicembre 2011

Lasciare la scia non di profumo, ma di luce? Si può. Basta affidarsi a minivestiti cosparsi di paillettes e strass. Difficili da portare, ma se non volete risultare eccessive assicuratevi che la semplicità della loro foggia sia inversamente proporzionale alla ricchezza delle decorazioni. La linea prediletta? A tubino o a babydoll con i lustrini disposti “a zona”, solo sul corpetto, sulla gonna o lungo le cuciture. O distribuiti a pioggia. Un po’ dappertutto. L’importante è non sovraccaricarli con collane, bracciali, orecchini sfaccettati, riflettenti, opulenti. Il rischio è quello di sconfinare in un indesiderato effetto carta stagnola! Se avete, invece, paura di osare così tanto, meglio allora puntare su scarpe, borse e gioielli. Di cristalli. Diamanti. Paillettes. Brillantini. Per uno sfavillante effetto scintillante. Da gran sera.

 

 

Autrice: Barbara Severgnini